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Al sole con criterio!

I filtri sono importanti per non correre rischi.
Necessario, però, far luce sul fattore di protezione solare.
I solari agiscono assorbendo o riflettendo i raggi UV.


Il bersaglio principale delle radiazioni solari (UVA, A di “Age” e di “Allergia”; UVB, B di “Bronzo” e “Bruciatura) è il DNA: la radiazione arriva al nucleo e rompe i legami Tiamina-Adenina formando mutazioni, che contribuiscono al fotoinvecchiamento (una variazione nell’orientamento delle fibre di elastina e collagene, che causa il rilassamento della pelle, la perdita di tono e la comparsa delle rughe), intolleranze solari comunemente definite allergie (rossori, prurito, dermatite polimorfa solare), disturbi pigmentari (maschera della gravidanza, macchie) e sviluppo di tumori della pelle.


L’esposizione al sole è, tuttavia, indispensabile alla vita: in quantità moderate (sono sufficienti 15 minuti di esposizione solare al giorno) ha un impatto benefico sull’umore, poiché può rappresentare un eccellente rimedio per determinate forme di depressione stagionale e sulla sintesi della vitamina D, essenziale per l’assorbimento del calcio nelle ossa oltre ad essere coinvolta nella produzione di catelicidine, antibiotici naturali.


Tramite i filtri solari (chimici e fisici) possiamo beneficiare del sole senza correre pericoli. Ecco perché è necessario far luce sul fattore di protezione solare.


La sigla SPF sta per “Fattore di Protezione Solare” e fornisce un’indicazione numerica (da 6 a 50+) relativa alla capacità del prodotto di schermare o bloccare i raggi del sole.


La valutazione del SPF è calcolata apportando la quantità di tempo necessario per produrre una scottatura sulla pelle protetta con filtro e senza filtro. Tuttavia è un errore comune ipotizzare che la durata di efficacia di un filtro solare possa essere calcolata semplicemente moltiplicando il SPF con la durata del tempo necessario per subire danni cutanei senza protezione solare.


Una serie di fattori influenzano la quantità di radiazioni solari, che raggiunge una persona, tra cui la durata dell’esposizione, l’ora del giorno, la posizione geografica, le condizioni meteorologiche e soprattutto il fototipo del soggetto.


Per la protezione contro gli UVA non esiste ancora un sistema di rating vero e proprio, ma sono stati implementati i criteri di conformità relativi ai prodotti “ad ampio spettro”, cioè i filtri solari, che proteggono la pelle contemporaneamente dai raggi UVA e UVB. Secondo la Commissione Europea l’etichettatura dei prodotti di protezione solare dev’essere semplice, standardizzata e comprensibile.


I filtri solari agiscono assorbendo o riflettendo i raggi UV.

Oltre a filtri e/o schermi la formulazione del prodotto solare prevede l’aggiunta di eccipienti, responsabili di determinare consistenza, resistenza all’acqua ed alla sudorazione, facilità di applicazione, rapidità di assorbimento, permanenza del prodotto sulla pelle e così via.


Grazie alle nuove tecnologie abbiamo a disposizione formulazioni in grado di proteggerci agendo sia dall’esterno che in profondità: i copolimeri permeabili, ad esempio, consentono ai filtri solari di farsi strada tra le gocce d’acqua e “fissarsi” così anche sulla pelle bagnata e sudata senza lasciare alcuna traccia visibile; i liposomi, invece, possono veicolare organominerali, o meglio ancora fotoliasi riparatrici delle mutazioni a livello del DNA, limitando così il danno attinico.